lunedì, 24 aprile 2006

Appunti di un lunedì...

 

Tu ancora mi insegni, paziente e costante,

con la tua voce sola, aromi e sensi

di un timido inizio di stagione; e sai

spiegare bene a me - mai stanco di apprendere -

il tuo gesto usuale di spogliarti al cospetto

dell'acqua e saggiare il sale con la pelle

indifesa, lasciarti sorprendere da piccole onde

innamorate delle tue impronte. Ancora,

mi insegni il tenero abbraccio della sabbia

ai tuoi piedi nudi e il desiderio umido

della battigia che ti chiama senza pudore.

postato da: poetavago alle ore 15:56 | Permalink | commenti (35)
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venerdì, 21 aprile 2006

... Faccio pubblica ammenda per la mia latitanza dal blog!

Ho ricevuto un nuovo incarico lavorativo e devo dimostrare di aver meritato la mia promozione, ciò assorbe il tempo e le energie...Abbiate pazienza! Ma soprattutto continuate a passare di qui, anche solo per lasciare un semplice "buongiorno" o un piccolo sorriso...sentirvi vicini mi incoraggia e mi sostiene!

Un abbraccio per tutti.

P.

postato da: poetavago alle ore 13:18 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 04 aprile 2006

Concerto per archi e pianoforte

Mi sono seduto a scrivere questa sera, a scriverti per onorare una promessa fatta tempo fa; e TU ben la ricordi, lo so. Dunque adesso io ascolto, solo questo: ascolto. E descrivo.

Il silenzio è soltanto una pausa breve nel respiro ampio degli archi, nelle scale armoniche del pianoforte che percuote l'aria con vibrazioni liquide, liquide perchè solamente il moto largo del mare può rendere l'idea della partitura che si espande e circonda, tace e riempie. Adesso c'è una lenta e crescente marea di violini e contrasti di violoncelli sulla quale piove a gocce rade il timbro del piano, acuto e grave, come se ogni nota avesse differente spessore e dietro gli occhi chiusi io così le vedo: esili, snelle, aggraziate nel loro piegarsi alla carezza degli archi; placide, morbide, piene di corpo mentre dita sicure percorrono la corrente avversa di toni alterni sulla tastiera. La melodia cambia registro e pensa, adesso, respira - quasi umana - come se avesse mente a quello che sto cercando di portar fuori da me. Diventa uno scambio reciproco: la musica assorbe la mia stanchezza, il mio impegno profuso in un giorno di fatica; ho molto meno da chiederle in cambio, soltanto il respiro vuoto di un momento sospeso nel tempo. Siamo due amanti adessoe ci soffiamo in bocca il fuoco vivo di un bacio. E archi e piano, discreti complici si voltano nell'ombra della dissolvenza. Questo non è un finale di concerto interrotto, è un amplesso tenero ed energico dal quale emergere attoniti e densi di stupore.

postato da: poetavago alle ore 09:34 | Permalink | commenti (53)
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