venerdì, 31 marzo 2006

Prima di te, nessuno ha mai scritto una poesia a me.

Grazie, nottesilenziosa. Voce di marea.

 

"Come occhio che scruta,

offrendo riparo,

come briciole di antichi sapori,

la tua voce narrante

che soffia via la polvere

e riempie i miei silenzi."

postato da: poetavago alle ore 09:30 | Permalink | commenti (20)
categoria:
giovedì, 30 marzo 2006
Così, allora, da principio.
 
 
 
La sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri.
C’ero soltanto io. Pioveva. Non mi riusciva neanche di fumare, imprecavo. E pensavo la tua assenza: soltanto un’illusione.
Era una sera d’estate e tu c’eri. Dentro di me; maledettamente dentro c’eri e non mi riusciva dirti addio…non mi riusciva.
Perché addio è una parola che pesa, quando la pronunci con quella doppia al centro che ti forza la voce e rompe il silenzio, ti echeggia nella mente dopo, definitiva e irremovibile.
Così, allora, da principio.
La sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri.
C’erano i tuoi occhi, come li ho visti la prima volta.
I tuoi occhi.
Siamo cresciuti insieme, io e i tuoi occhi. quelli che ho amato prima di tutto, dopo di tutto: prima delle tue mani, delle tue labbra: dopo aver amato il tuo corpo, i tuoi orgasmi. Un plurale che t’ha spaventata sempre, ma le cose hanno un nome. Devo chiamarle per nome: orgasmo, questo era. Il primo come l’ultimo, tutti insieme: sentirmi i tuoi occhi addosso e non sapere le parole che sussurravi all’orecchio dell’altra al tuo fianco; il sorriso che avevi, timido se ti giravi a guardarmi, impacciato se io ti guardavo; raggiante se parlavo con te, parlavo a te, che differenza fa? Purché parlassi.
E non t’ho mai capita. Su questo mai. Avevo una voce terribile, ce l’ho ancora. Scrivo per questo: odio la mia voce.
Scrivo. La prima cosa che ti dissi. Poesie. Scrivo poesie.
E mentre lo dicevo i tuoi occhi mi entravano dentro, più di quanto potessero i miei. E adesso fanno male, perché continuano a rigirarsi e torcersi; ma sempre dentro restano.
E io fumo. Perché è una sera d’estate che piove e non mi riesce dirti addio. Non mi riesce.
Così, allora, da principio.
La sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri.
C’era soltanto il lungo racconto dei ricordi che la mia mente sgranava ad uno ad uno: vivi quasi li stessi ancora vivendo, nitidi e tangibili come un’allucinazione perfetta: la tua mano stretta nella mia che si rivela poi solo un lembo di coperta avvolto alle dita durante il sonno. Solo un sogno.
Sembra il destino dei poeti: soltanto sogni lontani e amori infranti; ricordi di miele colato e passioni negate.
Sofferte, come una rinuncia. Io ho rinunciato.
Ho smesso di scrivere poesie per non distruggermi con un salto nel vuoto di un amore spento; per non drogarmi con un’overdose di rimpianti per ogni amplesso mancato. Credevo di poteri dire addio con la tua stessa facilità. Neanche me lo hai detto che te ne andavi. Te ne sei andata e basta. Come uno sbuffo di fumo, come l’aroma di questa pianta esotica che mi brucia fra le labbra.
Così, allora, da principio.
La sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri.
Ma c’era il tuo viso che sorrideva, i tuoi occhi a guardarmi dentro da un ritratto appena fatto. Con le mie mani. Come un’ossessione.
Il disegno era piccolo, in realtà, 24x14. Nulla di grandioso, niente di eccezionale: solo brevi tratti precisi di grafite e una passata di dita per stendere un po’ di più l’ombra opposta alla direzione della luce. Ma era un’altra maledizione, come l’abbandono del poeta: l’estasi dell’artista. Una catarsi della tua assenza. Io voglio dirti addio, ma non c’è parola né tratto di mina che non abbia il tuo sorriso, il tuo sguardo dentro; non c’è espressione né paesaggio che non contenga un’eco della tua voce, una forma del tuo corpo.
Ed io dovrei ucciderti, ma resterebbe un qualunque tuo ricordo e sarebbe inutile anche così.
Dovrei uccidermi, ma così non potrei dire che la sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri. C’ero soltanto io, ma non lo racconterebbe nessuno.
Così, allora, da principio.
La sera in cui ti dissi addio, tu non c’eri.
Ed è stato meglio così…
postato da: poetavago alle ore 16:03 | Permalink | commenti (17)
categoria:
lunedì, 27 marzo 2006
Breve fine di un incontro


Cosa conosco della tua assenza adesso?
Nemmeno la notte mi è rimasta:
ferita umida
che addosso a me non avrà cicatrice.
Il nostro congedo è stata un'alba
cruda di ritorno verso il parcheggio:
il motore freddo dell'automobile,
una manovra veloce e ad ognuno
la propria via.
Tu, cosa sai di me adesso?...
postato da: poetavago alle ore 16:52 | Permalink | commenti (34)
categoria:
lunedì, 27 marzo 2006

Questa è forse una variazione sul tema precedente,

oppure qualcosa di assolutamente diverso,

comunque mi ha emozionato. Grazie Uto!

 

 

 

 

Da e di:  http://uto.splinder.com/post/7560024

 

Delitti d'amore

A te ho concesso solamente,
perchè non sono facile,
perchè ti amo veramente.
Lo sapevi già prima che...


Per giungere al tuo scopo
suadente m'hai ingannata,
falsamente amata,offesa.
L'ho saputo solo dopo che...

postato da: poetavago alle ore 14:06 | Permalink | commenti (8)
categoria:
giovedì, 23 marzo 2006
(Tu sai. Queste sono parole Tue.)
(auto)lesione d'amore
 
"Ti ho cercato,
perchè dovevi essere tu,
con le tue mani a imbrattarmi la pelle,
tu, con le tue dita insolenti a bruciarmi dentro.
Tue dovevano essere le labbra
dalla bava morente sui miei seni,
tuo il veleno attossicato dalla mia ansia di essere diversa da me.
Mi riconosco, come luce dentro un simulacro di piacere rappreso e negato,
a te ho concesso solamente
il buio oscuro e nullo..."
 
N.d.A.     A volte dobbiamo sbagliare, denigrarci,
precipitarci in un vortice di degrazione per riuscirne più consapevoli, migliori.
postato da: poetavago alle ore 14:33 | Permalink | commenti (17)
categoria:
mercoledì, 22 marzo 2006

...

Eri tu, non il frastuono della sera

a darmi il benvenuto con dita affrettate,

con labbra mute all'ombra di parole nude...

Eri tu, a chiedermi in un respiro di non avere

altra che te... come ieri: sono tuo!

postato da: poetavago alle ore 11:50 | Permalink | commenti (10)
categoria:
lunedì, 20 marzo 2006
A cosa servono le parole?

Un giorno qualcuno ha detto che non contano:
volano via appena pronunciate
frutto di passeggeri istanti si dileguano.
Affascinanti complici dell'apparenza ingannano l'anima
noncuranti accarezzano, leggere feriscono.

Oggi penso che ciò non sia vero, almeno in parte.
Basta solo che siano vere e sincere ed ecco che acquistano subito peso e valore:
consolano, emozionano, comunicano.
Il loro potere in poesia, in musica diventa taumaturgico: cura l'anima.
Tanto più ricco è l'animo di chi le pronuncia, tanto più esse riescono ad emozionarti.
http://ventodiparole.splinder.com/

Per gentile concessione dell'autrice.

postato da: poetavago alle ore 08:55 | Permalink | commenti (19)
categoria:
venerdì, 17 marzo 2006

Sonata per acqua e notte

Sonata per mare e tenebra

...ambisco alla notte, al cielo distante

che ospita i cicli della luna, al buio

custode di frange e punti di luce...

fremo all'orizzonte: cornice di specchio

tra la mia mutevole forma e il suo

immobile ascolto.

Come acqua, ho voce di ripetuto sussurro,

fragorosa eco; come risposta ha l'ascolto

del silenzio...

...lambisco il mare, superficie gemella

che accoglie i volti cangianti delle stagioni,

moltiplica le timide rifrazioni delle stelle...

mi fermo all'orizzonte, unica concessione

l'ingannevole amplesso dello sguardo.

Come tenebra, ho silenzio di sogni vaghi,

complicità d'amante; come risposta il respiro

appassionato delle correnti...

postato da: poetavago alle ore 12:07 | Permalink | commenti (12)
categoria:
lunedì, 13 marzo 2006

Elena

Breve conversazione

Con pazienza, esercito le mani

ad un'arte nuova fatta di

tempo e vento, misura e forza:

ne disegno un cammeo incerto,

il ritaglio di pochi istanti

di voce, una distanza senza filo.

Avessero peso e carati, questi ori e coralli

argenti e avori fatti di parole, la mia bottega

di orafo non avrebbe bisogno

di vetrine, nè insegne...

postato da: poetavago alle ore 13:10 | Permalink | commenti (27)
categoria:
venerdì, 10 marzo 2006
056_thumb
Frammento di sogno
 
Se chiedessi, quest'alba di pioggia
saprebbe spiegarmi il sapore incognito
della notte? Se chiedessi, la luce
vaga di questo risveglio avrebbe
un nome da pronunciare con sillabe
brevi? Il buio mi ha lasciato
senza parole, nè risposte: solo il
particolare di una ragazza scalza,
il mare docile ai suoi piedi e
quest'amara invidia per la luna...
postato da: poetavago alle ore 15:52 | Permalink | commenti (14)
categoria: