giovedì, 26 gennaio 2006

mukkamachine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavoro in questi giorni non mi dà tregua...

se passate di qui...lasciate almeno un'impronta, un sorriso... un post-it!

 

postato da: poetavago alle ore 14:25 | Permalink | commenti (41)
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martedì, 24 gennaio 2006

moleskine

 

 

 

 

 

 

 

A   Kismat

postato da: poetavago alle ore 12:48 | Permalink | commenti (18)
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lunedì, 23 gennaio 2006

Mi riapproprio di una poesia che avevo quasi dimenticato...

già pubblicata in Manualedimari

Mutazioni

Il tuo nome è stato

sulle mie labbra

così a lungo

da mutare in linguaggio e gusto,

dove parola e silenzio

erano fuga e presenza

adesso sto io -

come simulacro e cartiglio

bianco e vuoto

senza rito nè officiante.

Le mie mani hanno cercato le tue

tanto a lungo

da non avere più impronte nè tatto

come dita d'ombra, prese di respiro

perchè adesso sei notte senza vento.

I tuoi occhi sono stati

così a lungo il mio orizzonte

da mutare in atlante e mappa,

dove ogni cardine

era rotta e sentiero

adesso sto io - viandante

smarrito, pellegrino perduto.

postato da: poetavago alle ore 14:20 | Permalink | commenti (14)
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giovedì, 19 gennaio 2006

scrittura200

non conosco nulla al mondo

che abbia tanto potere quanto la parola.
a volte ne scrivo una
e la guardo
fino a quando
non comincia a splendere.
(e. dickinson)
postato da: poetavago alle ore 14:38 | Permalink | commenti (16)
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mercoledì, 18 gennaio 2006

lizio5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei di cattedra tu, oggi

in questo seminario d'assenza

tenuto dalla pioggia fuori del vetro,

da una città senza rumore,

e come unico intermezzo una sessione di silenzio:

nè pausa di fiato, nè ricerca di una nuova voce...

postato da: poetavago alle ore 12:07 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 16 gennaio 2006

uccelli-mare

(Senza titolo)

Il tempo non ha alcun riguardo

per me, bizzarro tessitore di ore

lente e trame di nebbia

che sono laccio sempre più stretto

attorno al mio bisogno di respiro.

La chiamo ansia, non so altro nome

per questa voglia di fuga,

questo timore di una partenza

fantasma. Non mi muovo, mentre

l'orizzonte mi trema negli occhi.

postato da: poetavago alle ore 12:13 | Permalink | commenti (13)
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venerdì, 13 gennaio 2006

(Senza titolo)altro_13

Guardo acqua, di lontano,

poichè questa città è un miraggio

senza ombre nè voce,

perchè le parole sono nuvole infrante

contro un orizzonte disuguale.

Respiro mare, solo pensando

che non c'è traffico lungo le strade,

ma una musica errante

che non ha forma,  e come chiave

un accordo di sillabe.

postato da: poetavago alle ore 09:48 | Permalink | commenti (12)
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mercoledì, 11 gennaio 2006

Piccolo pensiero frettoloso

 

Guardo il sole che tramonta sulla città...

un tenue rosso che sfuma lento verso il buio...

penserò a te stasera, come a una stella lontana

che mi bacia al principio della notte...

postato da: poetavago alle ore 16:57 | Permalink | commenti (12)
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martedì, 10 gennaio 2006
Lei attendeva immobile…
 
 
 
Il sole assunse un’angolazione obliqua, un riflesso inclinato del giorno che nasceva sui vetri della finestra.
La luce si fece largo nella stanza scaldando il corpo, chiamando gli occhi ad un fremito di risveglio sotto le palpebre delicate, ali di farfalla dietro cui si celavano gli ultimi sogni.
Pochi passi per essere in cucina. Pochi gesti per preparare il caffè.
Attendeva immobile. Aspettava, aspettava in quella luce dorata, come dentro un’eternità, in un’indecifrabile sospensione di quiete dentro di sé, il primo sorso caldo, la prima boccata di fumo dalla sigaretta accesa…altri piccoli gesti.
Aprì una finestra.
L'aria le si avvolse intorno, lanciandole sulla pelle odore lontano di mare, agili brividi di fresco sulle estremità nude.
Chiuse gli occhi come si chiudono di fronte all’abbraccio di un amante: con un respiro breve, un veloce rincorrersi di desideri sulle labbra mute.
Restò ferma, in piedi, con un gesto semplice delle mani che riavviavano i capelli sorpreso a metà dal pensiero dell’ultima volta, della prossima volta…Le sensazioni la colpivano così: fermando il corpo, pausando i pensieri in una sincope d’attesa quieta e dolce.
Durò un secondo, forse meno. Giusto il tempo di cogliere la propria immagine riflessa nel vetro della finestra.
Non era come essere davanti allo specchio, proiettata nitida nel suo stesso sguardo, quanto piuttosto percepirsi appena evanescente attraverso le trasparenze della materia.
Fuori, il sole colpiva i palazzi, rimbalzava sulle auto in corsa, sfiorava gli alberi lungo i viali, sbiadiva i colori del cielo con la prepotenza del calore e della luce. Dentro dominava l’ombra, il silenzio di un lento risveglio, la voluttà nuova di uno sguardo in attesa.
Le piacevano mattini come questi, capaci di portare parole fresche da masticare davanti allo specchio, immagini in cui affondare gli occhi, restare sospesi con lo sguardo fra gli alberi, posare le mani sui fiori…Altri ancora le avevano recato risvegli tra le braccia e sogni di notti d’amore.
Le piacevano mattini come questo in cui attendere un caffè per due, sentir scrosciare l’ acqua della doccia da lontano, vedere altri abiti sparsi in giro: segnali di una presenza nuova. Poco importava il luogo dell’incontro adesso, nulla importava averlo invitato a dormire sul divano per limitare eccessi di confidenza.
Sentì di essere stanca. Stanca di aspettare. Adesso aveva solo voglia di un gesto, di poche parole pronunciate nel solo silenzio che non aveva la forza di spezzare.
Il vetro della finestra le rimandò un altro sguardo oltre il suo. Occhi nuovi dietro di lei.
Restò ferma, in piedi, ancora una volta.
La sigaretta a metà tra le labbra e il vuoto davanti, l’aroma di caffè che invadeva la stanza, un sussurro nelle orecchie, una voce dentro che le diceva cose che solo lei ascoltava.
Fissando il vetro, vedeva il viso dell’uomo. Quello sguardo fermo e attento su di sé la intimidiva.
Chiuse gli occhi.
Inclinò il capo sentendo un bacio sfiorarle la nuca.
Levò di nuovo lo sguardo, incontrando gli occhi dell’uomo mentre ascoltava i propri pensieri raccontarle una storia che altre volte non aveva avuto epilogo.
Smise di sentire se stessa come il più insignificante dei ruscelli che altri attraversavano con un passo distratto per lasciarlo alle spalle; un anonimo fiore raccolto fra milioni di altri. Smise di sentirsi come l’ennesimo biglietto di carta in tasca al cappotto, da gettare via al vento d’inverno. Smise di sentirsi come un sorso d’acqua bevuto per cancellare il gusto del sale.
Ascoltava ancora, nel silenzio una voce dentro di sé che parlava con toni diversi, con parole uguali….nella sua testa adesso cantavano due sole voci portandole il ricordo della notte, i sensi del corpo dimenticati nel sonno, il momento di un risveglio…
Chiuse ancora gli occhi…per un momento che durò il tempo di pochi gesti intensi, di poche frasi appena udite.
Dove si poseranno i miei occhi sarà sempre sui tuoi occhi, fino ad entrarvi ed uscirne in un battito di ciglia; dove poseranno le mie dita sarà sempre sulle tue palpebre chiuse, per leggerne con le punte i sogni nascosti. Dove saranno rivolte le mie labbra sarà sempre alle tue che mi risponderanno, mentre le nostre mani confideranno tenere le une alle altre sensi e segreti.
Rispose con un accenno di confidenza, spezzando il silenzio, gustando la fine dell’attesa: Mi piacciono i mattini, e a te?
postato da: poetavago alle ore 08:58 | Permalink | commenti (11)
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lunedì, 09 gennaio 2006

Piccolo pensiero frettoloso

 

Cerco aria, dentro questo sole d'inverno

incapace di calore al freddo monotono

della città. Conosco risvegli di neve fitta,

notti di stelle ferme contro il vetro...

ma non è l'odore della montagna di cui ha fame

il mio respiro, adesso ho negli occhi ombre di marea.

postato da: poetavago alle ore 11:54 | Permalink | commenti (6)
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