La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l'aria
riesce a passare.
Dalle tre finestre e dalla ringhiera si guardava in un cortile stretto e profondo come una torre, di cui non vedevi la fine; ma davanti l'occhio spaziava sopra una moltitudine di tetti e di tettucci, sovrapposti, accavallati l'uno all'altro, d'un uniforme colore bruciaticcio, con una moltitudine di abbaini e di soffitte sporgenti, di altane aperte, di comignoli di tutte le fogge, di tutti i colori, colle bocche nere, spalancate, sbadiglianti, con cappelletti in capo, di ferro, a guisa d'elmi, di visiere, di cuffie, di ombrelle: una folla insomma di figure che nella luce del crepuscolo e nelle notti chiare di luna parevano assumere un atteggiamento, un sentimento di vita.
(E. De Marchi)
...così ricordiamo le città e i paesi,conosciuti, amati e ora distrutti, e pensiamo a chi li abiterà ancora di nuovo e a chi non vivrà più.
Certo me ne sarei andato già lontano, lontano fin dove s’apre il mondo,se non mi sovrastassero stelle prepotenti che hanno legato il mio destino al tuo, così che solo in te mi riconosco. [Goethe]
Comprensione e affetto, non si misurano dal numero di parole, ne dal numero di incontri, ma da quanto profondamente può diventare tangibile quella consapevolezza assolutamente personale che qualcuno è stato e sa essere presente nella nostra vita anche al di là di quanto sia riuscito a conoscerci.
Le leggo ora queste parole, le faccio mie. Le divido con te che sai, con te che sei così.